PREGHIERA A MARIA SANTISSIMA DELL’ABBONDANZA 

Venerata a Marzano di Nola (AV) 

(Festa: ultima domenica di luglio) 

La Madonna stessa vuole essere invocata con questo titolo perché Lei, come Madre, dà sempre in abbondanza ai suoi figli. 

Vergine SS., che la tradizione mariana di nostra gente Ti saluta col dolce titolo di MADONNA dell’ABBONDANZA, eccomi ai piedi della Tua sovrana e benefica maestà. Mi riconosco povero: perciò invoco Te, che il Padre celeste ha costituita Tesoriera delle divine grazie. Mi riconosco peccatore: perciò supplico la Tua potenza di Madre affettuosa e sollecita del bene dei figli più bisognosi. Mi riconosco esposto alle mille insidie del mal contro il quale umilmente chiedo la Tua valida protezione. Il Padre celeste, di cui sei la figlia prediletta vuole che invochi la Tua sollecitudine materna per salvarmi. Il Figlio di cui sei la Madre, mi indica il tuo cuore come porto di salvezza. Lo Spirito Santo, di cui sei la Sposa Immacolata, per le Tue mani dispensa i tesori spirituali. Vieni perciò, o Madonna dell’Abbondanza, in mio soccorso. Concedimi l’abbondanza dei Tuoi favori, assicurami la Tua protezione in vita e in morte, aiutami a guadagnare nel tempo mezzi abbondanti per conseguire la vita eterna. Così sia. - 

3 Ave Maria -

Madonna dell’Abbondanza, prega per noi. 


CENNO STORICO DEL CULTO DI MARIA SS. DELL'ABBONDANZA
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PRIME TESTIMONIANZE DELL’ ECCLESIA SANCTI ANDREAE
Ricostruire la storia del culto legato alla Vergine dell’abbondanza è impresa molto ardua se non impossibile. Si tratta di un lavoro che si perde nel buio di alcuni secoli, sulla base di documenti abbastanza rari che ci costringono spesso a voli pindarici per ottenere un po’ di chiarezza. Una sola data è certa e fondamentale: 29 luglio 1778, il giorno della solenne incoronazione dell’immagine di Maria SS. dell’abbondanza. Questa data fa da spartiacque tra il passato e il presente. Questo evento taglia la storia del Santuario in due tronconi. il primo, quello più antico, si presenta pieno di ombre e la sua esistenza viene confermata solo dalle Visite Pastorali e da qualche altra sporadica citazione. il secondo, invece, anche se scarno di particolari, è il più conosciuto perché vicino ai nostri giorni. nonostante le difficoltà del caso, la ricostruzione procederà per gradi. Per quel che riguarda il periodo antecedente l’incoronazione, alcuni “cultori” individuano nel 1453 l’anno di edificazione dell’originaria “Cappella” sul cui perimetro sorge oggi il Santuario. Ciò sarebbe confermato dalla data scolpita sull’architrave del portale dello stesso, anche se per qualcuno sembra essere un’iscrizione ancora indecifrata. Per chi scrive, invece, potrebbe trattarsi più semplicemente di una data non necessariamente legata alla nascita del Santuario, ma da interpretare diversamente. avremo modo di parlarne più avanti. Se si considera il 1453 come un valido riferimento temporale, non è possibile fare la stessa cosa per i tre secoli che separano tale data dall’anno dell’incoronazione poiché le notizie sul Santuario risalenti a quel periodo sono sporadiche e frammentarie. Solo attraverso la lettura delle Visite Pastorali, infatti, si può confermare l’esistenza di una “Cappella” e di una “Confraternita laicale”. Qualcosa comunque si è riusciti a trovare. i più antichi documenti conservati presso l’archivio Storico della Curia Vescovile di nola relativi alle “Visite Pastorali” ci riportano al lontano 1551. alcune pagine del Libro I, con quella data, sono dedicate al passaggio per Marzano del Vescovo dell’epoca. nello stesso libro, in particolare nella parte riguardante l’anno 1553, si riparla di Marzano. Purtroppo è pressoché impossibile riproporre qui integralmente quei testi o decifrarne il contenuto in quanto anche ad un esperto latinologo (al quale ci si è rivolti) è risultata poco chiara la calligrafia dell’amanuense. Si è riusciti, però, a decifrare che l’allora Vescovo di nola, Mons. antonio Scarampo, condotto dal responsabile ecclesiastico di Marzano, fece visita alla Ecclesia Sancti Triphoni, retta da Cesare de abundo da nola, e ai “Bona Sancti Nicolae” e “Bona Sancti Andreae”, con le rispettive “Ecclesiae”. l’esistenza di queste ultime è confermata anche da francesco Scandone che, dedicando nel terzo volume della sua celeberrima opera “Documenti per la storia dei comuni dell’Irpinia” uno specifico capitolo dal titolo “Lauro e i suoi casali”, riporta integralmente «l’inquisizione dell’anno 1324 relativa alla valutazione delle ecclesie di lauro e dei suoi Casali», tratta a sua volta, dal volume “Rationes Decimarum Italiae” di iguanez, Mattei, Cerasoli e Sella:

«Dompnus Antonius, dompnus Petrucius, dompnus

Philippus, dompnus Eustasius de Lauro deposuerunt

cum sacramento quod iura subscriptam ecclesiarum

valuerunt seu vendita fuerunt pro quantitatibus pecunie

subdistinctis, videlicet: […] Item iura ecclesie S.

Andree de Marzano valuerunt dicto anno unc. I tar.

VII. Item iura ecclesie S. Trifonis valuerunt unc. II.

Item iura ecclesie S. Nicolai valuerunt tar. X».


Questo testo, essendo più antico, non può che avvalorare quanto affermato nelle suddette Visite Pastorali, vale a dire che a quel tempo il culto a Marzano era praticato solo ed esclusivamente nei tre luoghi santi citati. fin qui è tutto abbastanza chiaro. le ombre cominciano ad emergere, però, quando si tenta di identificare il sito dei tre luoghi di culto. Per le ecclesie di «Sancti triphoni» e «Sancti nicolae» non ci sono dubbi. la prima coincide senz’altro con la Chiesa parrocchiale, da sempre collocata con quel titolo nel centro del paese; la memoria storica cittadina colloca, invece, la seconda nei pressi dell’attuale proprietà del sig. alberto Vivenzio, meglio conosciuto in paese come «o’ quinniciaro». È, invece, impossibile localizzare con esattezza la Ecclesia Sancti Andreae insieme ai suoi «bona», in quanto, perfino dalle testimonianze delle persone più anziane, non emerge alcun ricordo di una cappella o di una chiesa con quel nome. Va aggiunto, poi, che nemmeno le indicazioni dell’amanuense del 1551 e del 1553 ci permettono di accertare molto. da esse si possono soltanto dedurre l’esistenza della chiesa ed alcune informazioni in merito ai confini e ai limiti del terreno (bona) sul quale era situata. ecco, infatti, quanto scriveva, o meglio quanto si è riusciti a decifrare (Libro I, Visite Pastorali, p. 361 A):

«Bona Sancti Andreae. Franciscus Capaldus de dicto

casali Mar zani cum iuramento dixit quod don Cassius

Capaldus eius pater tenetur dicte ecclesie in annua

corresponsione et censu ducatorum duorum, et tarenorum

duorum ac tarilinum sex, super […] terris dicitur

hoc in […] circa dictam ecclesiam super bona demaniali

et communia dicta copulas; viam pubblicam et

Joannis […] et Anni balis de Jovini et alia terra confinata

[…] in demanio cerquetellum ubidicitur […]».


le coordinate spazio-temporali dell’amanuense, però, seppur scarne, sono sufficienti a formulare alcune ipotesi verosimili riguardo all’originaria allocazione della ecclesia Sancti Andreae. Considerando la venerazione nella quale è tenuto ancora oggi S. andrea, raffigurato iconograficamente sia in diversi dipinti al fianco della Vergine sia con una statua custodita in una nicchia del Santuario fin dal 1850, si potrebbe supporre che una “Cappella” a lui dedicata si trovasse già a quell’epoca “a metà costa”, più precisamente nella zona dove oggi sorge la sacra dimora della Madonna dell’abbondanza. oltretutto, si menziona attualmente come “Val - lone di S. andrea” la strada alla destra della chiesa parrocchiale (oggi via S. andrea apostolo) che, partendo da Piazza Marconi, sale sino ai piedi del Santuario e che potremmo identificare con la «viam pubblicam» del testo. la tesi del binomio strada-cappella trova, non a caso, un valido raffronto nella presenza all’interno del tessuto urbano cittadino di altre vie che conservano, a distanza di anni, la denominazione di alcune “Cappelle” un tempo ivi presenti ed oggi, purtroppo, scomparse. basti pensare alla Cappella di Sant’anna all’estremità dell’attuale via Sant’anna oppure alla Cap - pella del Crocifisso, sita fino a qualche decennio fa fuori dal centro abitato e poi demolita, lungo la strada (attuale via Crocifisso) che dalla piazza scende verso il cimitero, oppure ancora alla Cap pella di S. liberatore al cui posto si trova oggi l’abitazione della defunta “donna Cecchina”. il demanio pubblico denominato «cerquetellum» di cui scrive l’amanuense sembra coincidere quasi perfettamente con il boschetto di querce che fino a qualche decennio fa si poteva ammirare alla destra del Santuario. il “boschetto”, partendo dall’attuale piazzetta su cui si affaccia il Municipio, saliva su fin verso la montagna di Visciano. Qualcuno potrebbe obiettare che il vocabolo «cerquetellum » si riferisca, piuttosto, all’attuale “Cerqueto”, la contrada agricola sita tra Marzano e Sopravia. francamente, credo che tale ipotesi sia da scartare in quanto era prassi nel Medioevo erigere “ecclesie” o “cappelle” all’interno della cinta urbana o, al massimo, ai suoi limiti. Si potrebbe, di conseguenza, identificare i «bona demanialia et communia» con l’intera superficie che oggi ospita Piazzetta Maria SS. dell’abbondanza, il Municipio, il tratto di via fonseca che costeggia il deposito dell’acquedotto alla destra del Santuario, il deposito stesso e l’incavo torrentizio che scende dalla montagna; beni che risultano dagli atti del Comune proprietà “ex e.C.a.”, ossia donazioni di benefattori per aiutare i più bisognosi. Confinanti con questi «bona demanialia et communia» risultano, infine, alcuni possedimenti di privati cittadini. l’unico nome che si è riusciti a decifrare è quello di un tal «annibalis de Jovini». dalle informazioni forniteci dai componenti delle famiglie iovino di oggi vien fuori la conferma che una proprietà “iovino” si trovava, guarda caso, proprio alla sinistra della piazzetta odierna e, precisamente, sotto la scalinata del Santuario nelle vicinanze dell’attuale “lavinella”. tutte queste considerazioni ci inducono a pensare, quindi, che i «bona demanialia et communia» comprendessero l’intera area sottostante l’attuale Santuario dove secoli addietro, con ogni probabilità, esisteva una Ecclesia Sancti Andreae, tenuta in consegna da un certo “don Cassius Capaldus”. Se così fosse, saremmo anche tentati di affermare che la data “1453” scolpita sull’architrave della soglia del Santuario appartenesse proprio alla suddetta “ecclesia”. francamente credo, però, si tratti di un’ipotesi troppo azzardata di cui se ne riparlerà più avanti. oltretutto, lo stesso Scandone riferisce e conferma che la Ecclesia Sancti Andreae è anteriore a quella data.